Una bufera mediatica che ha coinvolto tutti i tipi di supporti di diffusione a partire dalle tv, ai giornali, fino ai social network. Dopo l’aggressione subita dal Premier, Internet è diventato un covo di difensori e nemici di Silvio Berlusconi: non è passata nemmeno mezz’ora dal momento in cui il Presidente del Consiglio è stato colpito al volto, che già tutti i blogger e gli utenti dei social network, avevano proposto la propria visione dei fatti on – line. Per non parlare poi dei gruppi fans nati non appena si è venuti a conoscenza del nome dell’aggressore, massimo Tartaglia. In generale, si è scatenata una vera e propria battaglia di post con svariati commenti: sono nati anche gruppi di personaggi che non giudicano l’operato politico ma, l’attentato all’uomo. Addirittura, sull’onda dell’emozione generata dall’attentato a Berlusconi, alla ricerca di eventuali mandanti morali e materiali, si è formulata l’ipotesi che la mano dell’attentatore possa essere stata armata da qualche farneticante sito, o da qualche gruppo inneggiante alla violenza. Tra i siti più discussi abbiamo Facebook, che però, non è l’unico social network che sembra esser colpito dall’attentato: infatti, sono tantissime anche le informazioni e i giudizi personali divulgati su Twitter, che vedono gli altri utenti schierarsi contro l’atto definito “ terroristico” in se. Per capire meglio, tra i vari gruppi che impazzano sul siti, ecco alcune pagine pro – Tartaglia apparse su Facebook: “ Santo subito”, “ Massimo Tartaglia personaggio dell’anno”, “ Io sto dalla parte di Tartaglia”, “ E’ il giorno più bello della mia vita”. “ Lo Stato da parte di Tartaglia”. La posizione del social network sarebbe quella di permettere a chiunque non condividesse questa violenza gratuita, di dimostrarlo in maniera “ popolare “: però, l’altra faccia della medaglia vuole che, tantissimi gruppi sono stati creati, invece, per inneggiare l’attentatore. Da qui, ovviamente, le proteste e, soprattutto, l’avvio del duro lavoro del team del social network per cercare di rispettare le opinioni altrui e per evitare, in particolare, la diffusione gratuita di inni alla violenza sul prossimo. Difatti, tutti i gruppi che vedevano coinvolti messaggi di valore aggressivo, sono stati quasi tutti rimossi. Lo staff di Facebook, a tale proposito, ha tenuto a precisare che non si è trattato di un gesto che va contro la libertà di parola o di espressione, bensì di una moderazione di fatti e parole. Chiunque sia iscritto a Facebook è stato almeno una volta invitato a partecipare ad un gruppo che risulta personalmente fastidioso, se non odioso; è nell’ordine delle cose di una società eterogenea: le espressioni altrui, anche quando non configurano un reato, possono risultare sgradite, ma questo è forse il prezzo della libertà di espressione. A tal proposito, il proliferare su Facebook di gruppi inneggianti all’aggressore del Premier, ha indotto il ministro Maroni a proporre un varo di norme per limitare la libertà di espressione sul web.
Giusto o sbagliato, rimane comunque il fatto che atti di violenza devono, sempre, essere condannati. Ci si chiede a questo punto, se c’è un rimedio per impedire che la libertà in internet degeneri in licenza.
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